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Scarlatti, D.: Tolomeo e Alessandro ovvero la corona disprezzata

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Mario Muñoz Carrasco

A. Hallenberg (Tolomeo), R. Milanesi (Alessandro), K. Ek (Seleuce), R. Invernizzi (Elisa), M. E. Nesi (Dorisbe) y T. Baka (Araspe). Il Complesso Barocco, Alan Curtis. 3 CD Fundación Caja Madrid y Archiv (Archiv – Deutsche Grammophon).

Alan Curtis, già alunno del compianto Gustav Leonhardt, nella sua lunga traiettoria di clavicembalista e direttore ha affiancato da tempo quella di musicologo. Nella sua attività di riscoperta del patrimonio settecentesco incontrò in una collezione privata, vent’anni fa, un atto dell’opera Tolomeo e Alessandro ovvero la corona disprezzata di Domenico Scarlatti. Il grande compositore napoletano, conosciuto più che altro per le sue sonate, compose in realtà tredici opere, fondamentali nel passaggio dal linguaggio barocco ai primi esempi dello stile classico. Tra i vari queste spicca un Amleto (1715) prima opera su questo soggetto, ed altri titoli più convenzionali quali Tetide in Sciro (1712) e Ifigenia in Aulide (1713). Se Curtis non si fosse imbattuto nel 2007 negli altri due atti del Tolomeo e Alessandro, scoperti nella Belton House Lincolnshire in Inghilterra, non avremmo oggi questo luminoso titolo a incrementare la produzione operistica di Domenico Scarlatti.

La complicata trama rispetta tutti gli intrecci di un tipico libretto settecentesco e narra le peripezie di Tolomeo, figlio di Cleopatra, per riconquistare, con l’aiuto del fratello, Alessandro, il trono d’Egitto. L’opera, in tre atti, su libretto di Carlo Sigismondo Capeci, è concepita per sei personaggi principali, e composta da 47 numeri musicali che Curtis ha ridotto a 33 per la registrazione. Il cast è molto ben equilibrato e tutto di ottima qualità tecnica ed espressiva: Ann Hallenberg (Tolomeo) rifulge un timbro brillante ed una precisa tecnica di agilità nell’aria di furore “Tiranni miei pensieri”, mentre nei momenti di più alto pathos, quali il recitativo “Ma tu consorte amata” o l’aria “Stille amare” dispiega un ventaglio di mezzi espressivi davvero impressionante, giova l’intesa, sperimentata da anni di collaborazione, con Curtis che asseconda la cantante con grande maestria. La Seleuce di Klara Ek è un perfetto esempio di buon gusto interpretativo, è un piacere ascoltarla nell’aria “Hai vinto, sì, crudele” dove una perfetta intonazione accompagna un timbro piegato alla volontà espressiva. Raffaella Milanesi (Alessandro) non è da meno. La sua aria “Pur sento (oh dio) che l’alma” merita da sola l’acquisto dell’intero cofanetto. Il brano, armonicamente sorprendente come nella migliore tradizione dello scarlatti sonatistico, è la quintessenza delle capacità espressive della soprano che gioca e respira con l’intera orchestra, con una naturalezza sbalorditiva. Mary Ellen Nesi (Dorisbe) e Theodora Baka (Araspe) risolvono il ruolo con impegno e dedizione. Roberta Invernizzi (Elisa) si conferma infine quale soprano di primissima categoria, la sua interpretazione brilla d’intuizione musicale e spontaneità espressiva. Invernizzi ricopre di teatralità il suo personaggio rendendo ogni coloratura un piacere all’ascolto.

Alan Curtis dirige il suo Complesso Barocco fraseggiando e colorando i recitativi con giochi timbrici molto gradevoli, quanto alle arie, tuttavia, si sente la mancanza di una varietà ritmica più ampia. Il cofanetto con tre CD, ulteriore magnifico titolo della collana Los Siglos de Oro sostenuta con il fondamentale apporto della Fondazione Caja Madrid assieme alla Archiv Produktion, è impreziosito da un completo booklet in inglese e spagnolo con il libretto completo dell’opera.

“Questo figlio ch’è un Aquila, cui son cresciute l’Ali, non deve star’oziosa nel nido, ed io non devo impedirle il volo” che ogni nuova registrazione confermi queste parole che nel 1705 Antonio Scarlatti aveva confessato al Gran Duca di Toscana Cosimo III parlando del figlio. Benvenuto sia questo Tolomeo e la luce che porta con sé.

Paolo Cascio

     
     
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